martedì 15 settembre 2015

Dalle Olimpiadi agli hotel di Las Vegas









Quando tre anni fa il sito investigativo «The Smoking Gun» rivelo' al grande pubblico la sua seconda vita, Suzy Favor Hamilton, ex famosa mezzofondista americana, 3 Olimpiadi alle spalle, 7 titoli nazionali vinti e una carriera da escort da 600 dollari l'ora, pensò di suicidarsi. Da allora tanto è cambiato nella quotidianità della quarantaseienne statunitense che dopo aver passato un lungo periodo buio, tra depressione e sofferenze, afferma di essere guarita e per questo ha deciso di raccontare la sua storia nel libro Fast girl, A Life spent Running From madness (La ragazza veloce, una vita spesa a sfuggire dalla follia) che sarà nelle librerie americane dal prossimo 14 settembre.






Sposata e con una figlia, la campionessa confessa di aver sofferto a lungo di un disturbo bipolare che ha compromesso la sua stabilità emotiva. Solo il sesso - rivela la quarantaseienne - riusciva a farla stare bene: «Anche durante le Olimpiadi di Sydney mi prostituivo - si legge nel volume - Cercavo di giocare sempre di più con il fuoco e presto sono diventata la prostituta più pagata di Las Vegas». Vestiti i nuovi panni della escort Kelly Lundy per la Haley Heston, una delle più importanti agenzie del settore, l'ex mezzofondista rinnega la sua vita passata:«Ero completamente dipendente dal sesso. La mia volontà di essere la migliore in pista è stata sostituita presto dal mio desiderio di essere la migliore a letto. Il mio bipolarismo mi avrebbe potuto far cadere nell'alcol, nella droga o farmi diventare dipendente dai farmaci. Invece è stato il sesso a sconvolgermi. Era ciò che mi dava più energia».








Non mancano le storie piccanti nel libro. La quarantaseienne racconta che è un episodio in particolare a spingerla a diventare una escort. Il giorno del ventesimo anniversario di matrimonio propone al marito con il quale gestisce un'agenzia di intermediazione immobiliare a Madison, in Wisconsin, un rapporto a tre con una escort: «Presentai a mio marito Marco questa fantasia - scrive la Hamilton - Dovevamo farlo con discrezione e senza prenderci troppi rischi. Lo sapevo che era un’idea folle e mio marito mi ha più volte chiesto se avessi perso la testa». L'esperienza è per l'ex mezzofondista fantastica tanto che lei stessa decide di diventare una escort: «Non ero più Suzy Hamilton, la mezzofondista olimpica. Ero una donna che aveva portato le sue fantasie nella vita reale e anche se queste non erano cose da ragazze perbene, io mi sentivo maledettamente felice».










Seguono notti folli nei più costosi hotel americani in compagnia di uomini facoltosi: «Ricordo una serata memorabile al Ceasar Palace di Las Vegas. Mi tremavano le gambe. Il mio corpo era tutto eccitato. Questa sensazione non l’avevo mai provata neppure quando ho vinto una gara importante. Pensavo che se avessi saputo che era così bello, non avrei perso così tanto tempo con l’atletica leggera. Il sesso è meglio che correre. Quello che odiavo era lo spirito di competizione esasperato che c'è nello sport». Nel 2012, con le rivelazioni sulla sua doppia vita, la Hamilton finisce su tutti i giornali e cade in un periodo particolarmente buio: «L’unica a cui potevo dare la colpa era me stessa. Ognuno fa errori, ma io ne avevo fatto uno davvero grosso». Più tardi arrivano le cure mediche e la redenzione: «Ho riflettuto e ho capito che i miei errori erano gravi, ma ormai erano stati fatti. Rialzati, mi son detta, e sii orgogliosa di chi sei ora. L’esistenza è troppo breve per vivere nella vergogna».


fonte











lunedì 14 settembre 2015

prefica





Si dice che gli amici si vedono nel momento del bisogno, e io un amico lo fui e per fortuna lo sono ancora.

Arriva un giorno che L. mi sbrocca di brutto

"Ma chi cazzo me l'ha fatto fare a me, CHI?!"
"Sono un cazzone!! Mai più nella vita, mai piùù!!!"

il tutto condito dalle più immonde bestemmie.


L. è un uomo sui quarant'anni che non ha più una vita sua, tutto quello che aveva è stato sacrificato sull'altare della famiglia.
Una moglie, tre figli ancora piccoli, dieci ore al giorno di lavoro. 
Mi confessa senza tanti giri di parole che s'è rotto il cazzo, che non ne può più di sentire bambini che piangono, cambiare pannolini, avere sempre i suoceri dietro al culo, di non potere fare più nulla di quello che faceva prima di avere dei figli. 
Cinque anni fa, prima che arrivassero i gemelli, aveva dovuto vendere la moto perchè c'era da rifare il bagno. Da allora basta, più nulla, tolto anche l'ultimo svago, quel po' di aria, di ossigeno che gli consentiva di svagarsi per qualche ora e di respirare un po'. 
Ci tiene a farmi sapere che lui vuole bene alla sua famiglia, ma si sente un po' in colpa perchè crede che forse non gli vuole bene a tal punto da sacrificare tutta la sua esistenza per loro. Mi dice che vorrebbe svegliarsi un giorno e scoprire di avere dieci anni, che tutto questo è stato soltanto un incubo. Vorrebbe poter ricominciare da capo e non commettere più quello che lui definisce "la immane cazzata della mia vita".

"Tieni duro Mark, non farla sta cazzata. Se ti sposi t'ammazzo!"

E mi faresti un piacere, suppongo. Ma puoi riporre le armi, io mai potrei vivere con l'idea di non poter più tornare indietro e cambiare il corso della storia. Sono uno che cambia idea in maniera repentina, dall'oggi al domani, e quello che mi esalta oggi puo' essere che tra sei mesi già mi annoia. So benissino e l'ho provato sulla mia pelle che di fronte a certi esempi di vagina molte certezze crollano, si vacilla e si rischia di cedere alle pressioni, persino a qualche piccolo ricattuccio, ma so anche perfettamente che le infatuazioni passano e tutto finisce inesorabilmente, lasciandoti senza più un briciolo di quell'entusiasmo che ti faceva vedere il mondo sotto una luce di eccessiva euforia, come in preda a una sorta di sbronza permanente.  
E quindi sono arrivato alla conclusione che per quello che mi riguarda preferisco crepare solo come un cane piuttosto che rinunciare alla mia libertà, e non lo dico perchè mi diverte l'idea di rimanere solo, ma perchè nell'eventualità è sempre meglio scegliere il male minore. Bisogna capire veramente che cosa si vuole dalla vita, a cosa si è pronti a rinunciare, e non farsi influenzare per seguire un "trend" che un domani puo' condurti verso un vicolo cieco da cui non si ha piu' via di scampo.

Tornando al mio amico L., un altro dei suoi problemi è che con sua moglie saranno mesi che non ci copula, che non si sfiorano neanche da lontano.
Non c'è tempo, non c'è voglia, la stanchezza. Su questo argomento non è stato molto esaustivo e non ho insistito perchè sembrava non volere approfondire, però tanto è bastato per fare emergere l'essere mitologico che è nascosto dentro di me, un po' angelo, un po' luciferino ma sopratutto molto porcellino.

Siccome non tollero di vedere un mio amico in questo stato di deperimento psicofisico, divorato dalla vita coniugale e sull'orlo di un baratro, decido di non fermarmi solo al semplice supporto psicologico, o a fare il contrafforte del dolore piangendo sommensamente. Mi sento in dovere di fare qualcosa di più, prendere in mano le redini della situazione e proporre delle soluzioni per salvargli la vita e magari pure il matrimonio.

Bisogna organizzare una zingarata come ai vecchi tempi, una fuga di una giornata dovrebbe bastare. Ci daremo per dispersi, racconteremo delle balle, non importa. Quello che importa è raggiungere la fuga.












Un bagno di fuga è sempre utile per risollevare il morale.
Vedrai che torni come nuovo, amico mio.










sabato 5 settembre 2015

People - Ferruccio Lamborghini








[...] L'idea di produrre macchine sportive gli venne dopo una discussione con Enzo Ferrari.
Valentino Balboni, collaudatore storico della Lamborghini, ricorda così l'evento: «Ferruccio si divertiva a sgommare. Possedeva due Ferrari identiche e più di una volta ha rotto la frizione. Dopo aver sborsato fior di quattrini per ripararle a Maranello, un giorno - dopo l’ennesimo guasto - ne portò una nella sua officina e un meccanico, anche lui di Casumaro, la smontò. La frizione che si rompeva era identica a quella che montava sui suoi trattori». Da quel momento le lamentele di Ferruccio Lamborghini con il Drake divennero molto più accese: «Spendo una fortuna per un’auto fatta con i miei pezzi!». Pare che la risposta di Enzo Ferrari sia stata: «La macchina va benissimo. Il problema è che tu sei capace a guidare i trattori e non le Ferrari». 

Questo è quanto riporta Wikipedia. 
In realtà di questa storia conoscevo una versione leggermente diversa, in cui si narra che il buon Ferruccio, dopo essersi preso dell'incapace da Ferrari e stufatosi di fondere frizioni a nastro, portò la GT dal suo meccanico in Lamborghini e gli fece montare la frizione modificata di un trattore, che da allora non si ruppe più. E così andò da Ferrari e gli disse, più o meno: "hai visto patacca? E adesso mi metto a fare delle auto migliori delle tue".
In qualunque modo sia andata la vicenda, quella fu la molla che consentì alle officine Lamborghini di sfornare delle autentiche opere d'arte su quattro ruote


 La splendida Miura Jota



 Ancora la Jota, senza "veli"



  

La Jarama Rally e, sullo sfondo, la famosa Countach