martedì 13 dicembre 2016

La follia del TT




            




Il Tourist Trophy è la più antica corsa su strada del motociclismo agonistico. E soprattutto è l'unica sopravvissuta tra quelle che sorsero all'alba degli sport del motore, vale a dire nei primi anni del '900. Si disputa dal 1907 sul circuito stradale dell'Isola di Man, una briciola di 588 km quadrati, a metà strada tra la costa britannica e quella irlandese.
L'isola gode di un'ampia autonomia politica, economica, amministrativa e fiscale nei confronti della corona inglese. Ha un proprio parlamento, quello antichissimo di Tynwald, che opera dal 979 dopo Cristo. Puo' battere moneta, emettere atti con forza di legge, scegliere un proprio consiglio dei Ministri e consentire sostanziosi sgravi fiscali alle imprese che stabiliscono la propria sede legale sul territorio manx. Sua Maestà la Regina Elisabetta esercita la sovranità nominando un Luogotenente Governatore, che si limita a svolgere funzioni di controllo, lasciando una vasta e sostanziale  facoltà di autodeterminazione agli organi legislativi ed esecutivi dell'isola. E proprio quest'ampia libertà è stata la premessa storico-politica che ha propiziato la nascita del Tourist Trophy.
All'inizio del secolo la Gran Bretagna aveva infatti bandito le corse su strada per motivi di sicurezza e il parlamento di Tynwald decise invece di dare il suo benestare, con due diversi atti, alle competizioni. Prima per le automobili, in particolare con la Coppa Gordon Bennet del 1904, e poi per i motocicli, nel 1907. In quell'anno si svolse la prima edizione del Tourist Trophy, che ammetteva al via moto da turismo, ossia veicoli in tutto e per tutto rispondenti alle caratteristiche di serie.
Fu utilizzato come tracciato un triangolo che congiungeva i centri di St. John, Peel e Ramsey.
Dal 1911, con la crescita del livello tecnologico e dell'indice di affidabilità dei motocicli, fu scelto il più impegnativo tratto di montagna, comprendente l'ascesa verso la sommità di Snaefel, che in gaelico significa cima innevata, a 620 metri sul livello del mare, il punto più alto di tutta l'isola. E dall'edizione 1920 il circuito ha assunto la conformazione che presenta ancora oggi.
Sessanta km e 720 metri, con il via a Douglas, la capitale, tra muri, marciapiedi, case e pali della luce, attraversando poi tratti di campagna e i due centri di Kirk Michael e Ramsey, fino alla scalata del tratto di montagna, per ridiscendere fino a Douglas.
Sede di un Gran Premio del Motomondiale dal 1949 al 1976 , in seguito il Tourist Trophy si è trasformato in una manifestazione a sè stante, svincolata da qualsiasi altro campionato internazionale. Una sfida ogni anno più difficile e proibitiva per piloti e mezzi, prossimi ormai a medie attorno ai 200 km orari, con punte velocistiche oltre i 300.
Una scommessa, quella di parteciparvi, che rassomiglia tanto a una prova ancestrale di passaggio, a un rito druidico di iniziazione. Chi lo supera vince poco o nulla. Chi sbaglia perde la vita. Per questo si tratta di una corsa avversata e combattuta dalla stessa Federazione Motociclistica Internazionale, da quasi tutte le case che prendono ufficialmente parte ai vari campionati e da gran parte dei mezzi di informazione che, in tutta Europa e specie in Italia, esercitano un sistematico boicottaggio fatto di silenzio, ostilità, censura e ferma condanna. Ecco perchè il TT è una gara maledetta, famigerata, diversa da tutte le altre. Per questo il TT è una corsa proibita.
Un cimento antico e spietato che mette i brividi a tutti coloro che lo conoscono, siano essi convinti sostenitori o avversari implacabili. E pur restando uguale a se stesso, il TT nei suoi cento anni di storia è profondamente cambiato. Con la progressiva messa al bando nel panorama motociclistico internazionale dei tracciati strappacuore come imatra, Brno, Abbazia e lo stesso Nurburgring, la corsa dell'Isola di Man non è più una semplice competizione a cronometro su strada con partenza individuale. E' divenuta qualcosa di molto più e molto di meno. Di certo è assai diversa, nella filosofia, da quello che era in passato. Ora che nel mondo tutte le piste sono sicure e asettiche, adesso che la caduta da una moto non è più un potenziale dramma, ma solo un modo un po' eccessivo di interpretare una curva, in un presente in cui le cliniche mobili, le vie di fuga e le barriere di aria e plastica hanno reso il motociclismo uno sport più pulito e borghese, iscriversi al TT è un'anarchia filosofica, un grido lacerante di protesta, di trasgressione, un gesto destabilizzante e paradossale di rivoluzionario conservatorismo.
Una sfida che un pilota lancia non più ai suoi avversari ma solo a se stesso. L'accettazione consapevole di una lotta che divampa all'interno della tuta monopezzo di ciascuno dei partecipanti. Una drammatica ed elettrizzante battaglia sottocutanea che vede contrapposti fiumi di adrenalina a massicce dosi di spirito di conservazione, coraggio e, passi la contraddizione, prudente incoscienza. Per questo nel terzo millennio il TT non è più solo una corsa. E' un'immensa Kermesse, una festa tragica ed entusiasmante in cui tutto è in gioco e tutto è un gioco, un rito crudele e affascinante, imbevuto del sacro olio della tradizione. Una voglia di impresa che sembra tanto simile alla razionalissima e lucida follia che conduce eroi e uomini qualunque a sfidare in solitaria l'immensità dell'oceano a bordo di un guscio, a scalare le vette a quattromila metri o a violare con tuta e bombole l'immensità degli abissi marini. E l'analisi diventa ancor più appagante se diretta alle motivazioni, alle spinte emozionali e alle distinte filosofie che portano al presente centinaia di uomini e donne, giovani e meno giovani, a rinnovare ogni anno la loro sfida al circuito di montagna.












-Parla Mino-

Giacomo Agostini, sedici edizioni del TT e dieci vittorie. Nel giugno 1972 lei decide di schierarsi contro il TT e giura di non correrci mai più. Da allora il TT è costretto a cambiare e cinque anni dopo perde la titolarità iridata. Perchè si mise a combattere questa corsa?
"Semplice. Perchè ogni anno sul traghetto, al momento del ritorno a casa, noi piloti ci contavamo e tre o quattro amici mancavano all'appello. Si erano uccusi sulle strade del TT. Era proprio ora di finirla, non bisognava mai più tornare a correre all'Isola di Man. Ancora oggi ricordo bene la sera del 7 giugno 1972. Il giorno dopo il mio amico Gilberto Parlotti doveva correre nella gara valida per il mondiale 125. Cenammo insieme dalle 7,00 alle 8,00 poi mi chiese di fare un giro in macchina, per ripassare il circuito. Prendemmo la mia Porsche e lui, che partecipava al TT per la prima volta, ci tenne moltissimo ad essere interrogato su ogni tratto, proprio come se fosse a scuola. Si dimostrò preparatissimo, Gilberto. Alle nove lo riaccompagnai a casa. Il giorno dopo, nel primo pomeriggio, Gilberto era morto. Schiantato in fondo a un burrone sulla montagna, in un tratto avvolto nella nebbia. Ecco, è questo il TT che a un certo punto io ho rifiutato. A trent'anni le cose mi sono apparse in un'ottica diversa e ho detto basta a questa corsa. Perchè morire per correre? Maledizione, si può correre senza morire ed è questo che volevo. E la mia battaglia è servita a qualcosa".



Testo tratto dal libro "Tourist Trophy - La corsa proibita", di Mario Donnini. Un libro ricco di foto, aneddoti e racconti toccanti.




 



martedì 13 settembre 2016

Miss... Italia?








Dunque, Miss italia "... studia all'università Fashion Marketing Management e sogna di frequentare all'estero un master per diventare Trend Forecaster".

Tra la giuria "... il  Wedding Planner Enzo Miccio, il Casting Director Pino Pellegrino..."



E un THIS SHIT non lo vogliamo aggiungere?



Vabbè, sorvoliamo. 
Da segnalare per gli amanti della roba ruspante da porno amatoriale il secondo posto di una curvy, il nome non me lo ricordo, ha importanza? Eccola..




 






A voi la scelta.




 




venerdì 15 luglio 2016

Bad Guy Hall Of Fame - Jeremy Clarkson




Vuoi scoprire se c'è qualcosa dopo la morte? Vieni a casa mia e prova a disturbarmi mentre sto guardando una puntata a caso di Top Gear UK




                  




Se non ho ancora lanciato il televisore fuori dalla finestra è solo perchè devo guardare l'ultima stagione con Jeremy Clarkson e soci, finita quella potrò definitivamente dargli fuoco, tanto ormai chemmenefò? 








Hanno anche svelato la vera identità di Stig, per cui per me ormai nulla ha più un senso in questa vita.

Si salvano solo la Gnagna e le impennate.





 Jeremy Clarkson licenziato dalla BBC per le battute politically "scorrect" e a sfondo razzista




Frasi celebri:

Su Gordon Brown: "Abbiamo questo idiota scozzese con un occhio solo che continua a dirci che va tutto bene e che ha salvato il mondo. Sappiamo che sta mentendo, ma è molto bravo a dircelo".

"Comprerei quell'auto se fossi il tipo di persona che guarda la propria sorella e pensa, mmmmm..."

"La Suzuki Wagon R andrebbe evitata come il sesso non protetto con un travestito etiope".

"L'aria condizionata delle Lambo di solito sembrava un asmatico seduto sulla plancia che ti soffiava in faccia con una cannuccia".

Descrivendo la Rover 75: "Mai nella storia dell'umanità qualcosa è stato fatto così male, da così tante persone".

Audi TT cabrio: "L'unica persona che abbia mai avuto un bell'aspetto seduto dietro in una cabrio a quattro posti è Adolf Hitler".

Dopo aver provato la Opel Vectra: "Ho percepito come se la macchina fosse stata concepita durante la pausa caffè, da persone a cui non può fregar di meno di automobili."

Commento finale alla BMW serie 1: "Ci ho messo più tempo del solito a scegliere le parole giuste per la conclusione. Che sarebbero... la serie 1 è una merda."

Opinione sulla linea della Porsche 911: "Un semplice Maggiolino schiacciato, e come tale disegnata da Hitler".

Parlando della Porsche Cayenne: "Ho visto ferite in cancrena avere un aspetto migliore di quest'auto".








domenica 26 giugno 2016

Si fa perchè si deve fare, non perchè lo si vuole fare




Ormai è "virale"...





In ogni profilo Instagram che si rispetti non puo' assolutamente mancare il selfie sulla "The Floating Piers", la famigerata passerella di Christo, da postare preferibilmente tra le foto artistiche di una spremuta d'arancia e un tamponamento a catena sulla A14.













Per la cronaca, io non ho ancora capito a che cazzo servono gli hashtag.






lunedì 13 giugno 2016

Di pesci tossici e David Guetta




Come forse molti sapranno, in questi giorni in Francia si stanno disputando gli Europei di calcio 2016.

In maniera del tutto casuale, ho appreso dalla televisione che la cerimonia di apertura è stata preceduta dal concerto di David Guetta, noto DJ francese di fama planetaria e produttore di Hit dance di successo, un genere di musica che piace a un pubblico sempre più trasversale, dal Vip cocainomane che bazzica il  The Club o l'Old Fashion, fino al classico rom di periferia che frequenta gli autoscontri più gettonati del circondario.


  David Guetta in posa plastica mentre schiaccia il tasto Play



In occasione degli Europei di calcio, David Guetta sarà anche autore dell'inno ufficiale di Francia 2016.

Il simpatico motivetto verrà cantato da una innocente ragazzetta svedese, una certa a me sconosciuta Zara Larsonn.



Il solito vecchio trucco: mettere una gnagna dietro un microfono per farti dimenticare che stai ascoltando della merda



Diciotto anni, bionda, originaria di Stoccolma, talento canoro precoce (a 10 anni ha vinto un talent svedese per sfruttatori di minori ), il suo primo singolo di successo è stato una cover di "My heart will go on" di Cèlin Dion. 



 "Il Canada dovrebbe chiedere scusa al Mondo per aver dato i natali a Cèline Dion e Bryan Adams"




Che buffa la vita.

Quand'ero piccolo i miei genitori non mi hanno mai iscritto a nessun talent show.

I miei genitori a sedici anni volevano spedirmi in analisi perchè facevo le cover di Radio Friendly Unit Shifter, Jesus Christ Pose e Into The Void. 

Mi rinchiudevo in camera, e anche se avevo ancora tutte le falangi della mano (a differenza di Tommy Iommi) accordavo la chitarra due o tre toni sotto la scala normale, per riprodurre quel suono cupo e profondo tipico dei pezzi che allora mi sconvolgevano maggiormente

Quando d'estate tenevo le finestre aperte, il feedback rabbioso dell'amplificatore valvolare si sentiva in tutti i paesi della vallata, frazioni comprese.







Bei tempi quelli. Il mio sogno era scappare di casa e andare a vivere sotto il ponte di un fiume inquinato, cibarmi di pesci tossici e farmi venire i crampi allo stomaco.

Ero motivo di orgoglio per la mia famiglia

E probabilmente lo sono ancora adesso, considerando che raggiunta una veneranda età non ho ancora fatto praticamente un cazzo di quello che i miei genitori si sarebbero aspettati da me.

In sintesi:  sposarmi  >  fare dei figli  >  divorziare  >  finire a vivere sotto un ponte a cibarmi di pesci tossici.    



Sto divagando troppo? Sto andando fuori tema? 

E? F?

Okay, torniamo da Zara Larsonn. 







Zara Larsonn ha pubblicato sul suo profilo Istagram una foto in cui indossa un preservativo a mo di gambaletto, per prendersi gioco degli uomini e deriderli della loro mania di (com)misurare l'ego alla lunghezza del pene. 
   
"Nessun uomo ce l'ha abbastanza grande"


Ora, non vorrei entrare nel merito della solita tiritera pene grande/pene piccolo, argomenti triti e ritriti da posta del cioè.

Esiste una vasta letteratura a riguardo.  

In giro per il web si trovano valanghe di commenti ipocriti e poco coerenti,  "le misure non contano", "il pene grosso mi intimorisce", tutte immacolate e pudiche queste donne.

Io penso semplicemente che la verità sta sempre nel mezzo.

Per questo motivo mi piacerebbe vedere Zara inginocchiata in mezzo a due uomini, un normodotato da dieci centimetri Vs  sberladotato da venticinque o più centimetri, per osservare la sua reazione nell'intimo e vedere quale dei due membri preferirebbe mettere in bocca. 






Queste sono le nuove generazioni di fanciulle moderne. Scaltre, furbe, sessualmente disinibite. Talenti precoci.


Ad ogni modo, fate sapere a David Guetta che un concerto senza stage diving rimane sempre un concerto di merda.















 



mercoledì 25 maggio 2016

"Più le fai salire in zona rossa, più hanno bisogno di un altro rapporto"







Decidere di trasportare una donna che candidamente ammette di non essere mai salita su una moto è sempre una roulette russa.

"Non sai mai quello che ti capita", diceva quello la.

Puoi trovare quella che piange e ti mena dopo duecento metri dalla partenza perchè si sente in balia di forze oscure gravitazionali o della curvatura dello spaziotempo, come  puoi trovare quella che ti mette davanti al naso il suo polso destro e mima l'apertura a fine corsa del gas.

Nel primo caso, la ragazza è rimasta talmente scioccata dall'esperienza che in seguito ha deciso di prendere la patente A e si è comprata una moto tutta sua, e adesso scorrazza felice e contenta come una passera bagnata da una pioggia primaverile, non si riesce a staccarla dal suo ferro nemmeno con una raffica di AK 47.

Nel secondo caso, la ragazza è finita a vivere in Versilia e adesso fa la concubina per un industrialotto che ha ereditato l'impero di famiglia. Per rendere un'idea della soggetta, piu' o meno la sua espressione tipica era sempre questa



cioè tanto figa quanto boriosa e stronza. La tipica "tanti versi e niente arrosto", che merita solo di essere scopata, schiaffeggiata e fanculizzata (possibilmente in questo ordine, altrimenti non è diverte).

Vabbè, lasciamo perdere, son già stanco. Non so voi ma io domattina vorrei svegliarmi con una bella pioggia e godermela fino a mezzogiorno stando sotto le lenzuola.
 






          




sabato 7 maggio 2016

La teta y la cacarella



 Nessun gatto è stato maltrattato durante la produzione di questo post




E' stato un periodo cupo.

Ho avuto dei casini con dei personaggi turpissimi, dei soggetti pericolosi che usano le armi della burocrazia per metterti alle strette, con le spalle appiccicate al muro.

Non è che si dorme tranquilli quando la prospettiva è andare per le infinite vie legali, finire in un gorgo di avvocati, faldoni alti due spanne, aule di tribunali, con il costante timore di farsi azzerare il conto in banca e vedersi portare via ogni cosa.

Ho avuto paura, ci sono stati momenti in cui la cacarella ha superato il livello di guardia, da Imodium costante per endovena.

Mi sono sentito abbandonato, solo e fottutamente fragile.

Ogni giorno poteva essere l'ultimo, e quindi lo vivevo come tale. In attesa della fine.

Avevo bisogno di non pensare, e tu eri l'unica cosa che riusciva a scacciare i miei cattivi pensieri e le preoccupazioni.

Avevo bisogno di incontrarti, baciarti dolcemente sul collo e palparti le tette.










"Come sei romantico..."


E mentre lo dici ti guardi attorno, con quell'aria distratta di chi non gliene può fregare un cazzo.  

Almeno dammi un abbraccio, porca troia. 

Ma tu rimani fredda, cinica e distante. Vuoi solo farti scopare come un oggetto, perchè è così che ti vuoi sentire quando vuoi godere, sola nel tuo orgasmo. 
  
Mantieni il tuo distacco e hai ragione da vendere.


Bello fare gli spacconi quando tutto fila liscio, gli ingranaggi sono ben oliati, sei libero e ti senti forte. 

Procedi spedito come un treno, incurante di chi ti circonda. 

Incurante di te che ci sei sempre e non ti lamenti mai, neanche quando mi dimentico di chiederti scusa.



Poi... la maledetta ruota gira. Gira e rigira fino al giorno in cui la merda della cacarella sale fino al collo. 

E sento il bisogno di un paio di tette sulle quali piangere. 


Dolce la vita... ma non a questo giro




              
         




venerdì 11 marzo 2016

HOW DO THEY DO IT (o della vacuità)



 
                    


Tutto ciò solo per ricordarmi che già da troppo tempo sento dei rumorini inquietanti che preannunciano un disastro imminente, ma il fatto è che in questo periodo proprio non c'ho cazzi per effettuare un'intervento volante.

Il 2016 è partito con dei carichi di lavoro da paura e sono stressato a palla. 

Non mi va di essere stressato a palla.

Preferirei passare il mio tempo in compagnia di una Svedesona. 

Perchè non posso starmene in compagnia di una Svedesona?







La vita è breve. 

Ma che pero', a dirla tutta, in quest'ultimo periodo anche la vacuità di certe ragazze di facili costumi non mi diverte piu' come un tempo.

E pensare che avevo trovato una mia dimensione, un mio mondo parallelo

Un'isola felice.

Mi sentivo bene, seduto su un divanetto con una trampolona vestita solamente in intimo di pizzo bianco.

Niente problemi di gelosie, ripicche, shopping, visite parenti, cani Pinscher, collezioni di Thun, il palinsesto di Real Time, turni per spese varie e eventuali.

Vivevo solo il lato positivo e ricreativo del rapporto uomo/donna. 

Ma poi... tutto passa.  

E tutto mi annoia

Mi sento un insoddisfatto cronico.

Di nuovo sento il bisogno di ripartire da zero, e magari tornare a casa la sera e trovare qualcuno con cui parlare di qualcosa che non sia la vacuità.

Sento che sono troppo malinconico.




Di che sto parlando?

Boh... vaneggio a vuoto, alle 01:44




   








martedì 5 gennaio 2016

ZERBINI






Chiaramente non ho intenzione di parlarvi di quei tappetini zarrissimi e patetici che ogni tanto mi tocca vedere fuori dall'uscio di certe case, tipo quelli con la scritta "Keep calm and come it", "You again?" o "Nice underware".



 Ideale per le festività Natalizie



Oggi sono qui per inveire contro quella categoria di esseri subumani che a un certo punto della loro esistenza subiscono un' involuzione, passando dalla posizione di Homo Erectus a quella di Homo Pronus.

Conosciuti anche con il nome scientifico di "Morti de fregna", li possiamo trovare ormai ovunque, sia nella vita reale che anche e soprattutto nella vita virtuale, impestano i cosidetti "social", sempre pronti a ungere con i loro viscidi complimentucci da bavosi qualsiasi gnagna vera o presunta tale che gli si presenti a tiro di mouse e tastiera, con sommo gaudio e divertimento di quest'ultime che trovano nel morto de fregna il mentecatto che puo' colmare il loro vuoto esistenziale, la risposta al loro ego malato e narcisista.






Uno dei tanti problemi che si vengono a creare, è proprio il fatto che lo zerbino si spalma ai piedi di qualsiasi essere che abbia delle sembianze vagamente femminili, quindi sarebbe in grado di corteggiare indistintamente pure Anna Finocchiaro, la Litizzetto o Elsa Fornero. 



Se proprio si mette male...




Le conseguenze di tali gesti, unita al numero sempre piu' elevato di zerbini in circolazione, porta a delle situazioni tragicomiche, dove anche delle Cesse decerebrate si autoconvincono di potersela giocare alla pari con esempi di sensualita e rara bellezza come Scarlett Johansson o Grace Kelly, di poter ambire alla scalata sociale prostituendosi per qualche magnate industriale, o di avere i requisiti per intraprendere una carriera "artistica" al fianco del Gabibbo.




Se c'era una categoria di donne su cui una volta noi uomini potevamo fare affidamento per passare dei momenti di sana ginnastica senza troppe menate, queste erano proprio le femmine non dico cesse (quelle le lascio agli zerbini), ma comunque non abbastanza gnocche da gironzolare come delle cagacazzi ultrasofisticate che sembrano uscite dal Vanity Fair, e quindi piu' disponibili a socializzare e scopazzare senza fare tanti versi. 

Ora, con il costante aumento degli uomini zerbino, alcuni dei quali con degli evidenti sintomi di omosessualità latente, la situazione sta degenerando sempre piu'.

Uno dei problemi principali, che va oltre al fatto che lo zerbino non riesca a distinguere la sottile differenza che passa tra un gesto galante e lo sdraiarsi a terra come uno straccio, è che questa gente non scopa da tempo immemorabile oppure tromba con il contagocce. 

Quando un uomo si ritrova in questa situazione, non è in grado di discernere una donna, non è in grado di valutarla con oculatezza, con il cuore o la passione che questa dovrebbe scatenargli. Ragiona con l'erezione in corso.

Il consiglio che vi do, cari i miei zerbini, è di tenervi stretta quel poco di dignità che vi è rimasta, e di cominciare a cercare la compagnia di qualche donna di malaffare. 

Sfogatevi, sderenatevi, divertitevi, e vedrete che con le palle vuote si sta meglio, si ragiona meglio, si sceglie meglio. Non perderete piu' il vostro tempo dietro una donna con cui non avete nulla da spartire, inscenando le solite recite ipocrite oltre che stressanti, con il solo e unico scopo di finire in goal e portare a casa il risultato.

Eviterete un sacco di rotture di palle semplificandovi la vita. Non dovrete piu' sorbirvi le foto di gattini di merda postati su Instagram, ascoltare Adele da mane a sera o farvi raccontare l'oroscopo 2016 di Paolo Fox, con stampata sul volto l'espressione di uno che ci trova qualcosa di "meravigliosamente interessante". E scusate se è poco...